color-facebookcolor-instagramcolor-instagram_color-twitteremailfacebookgoogleinstagramlinkedinnewspaperpinterestrural-invertedruraltwitterwhatsapp

Il rischio da esposizione a sostanze pericolose

Non trascurabile inoltre è il rischio da esposizione a sostanze pericolose legato soprattutto all’utilizzo di prodotti fitosanitari. Con il termine prodotto fitosanitario si intende una sostanza o miscela di sostanze utilizzate per prevenire, distruggere o controllare qualsiasi parassita, in grado di causare danni o interferire con la produzione, lavorazione, immagazzinamento di alimenti, materie prime agricole, legno. L’utilizzo dei prodotti chimici nel settore agricolo deve essere regolamentato da procedure interne che prevedano adeguate disposizioni in materia di valutazione del rischio specifico, immagazzinamento, utilizzo e smaltimento. Anche per questa particolare esposizione al rischio è obbligatorio il protocollo di sorveglianza sanitaria e la formazione specifica.

 

Sanzioni sulle sostanze pericolose

Il datore di lavoro, il dirigente, il medico competente ed i lavoratori sono i soggetti ai quali si riferiscono particolari sanzioni in caso di inosservanza delle norme previste per la tutela dai rischi inerenti le sostanze pericolose. Infatti le violazioni di queste disposizioni costituiscono dei veri e propri reati.

Recentemente il D.Lgs. 106/2009 ha modificato la portata dell’apparato sanzionatorio contenuto nel D.Lgs. 81/2008, in quanto per il datore di lavoro e per il dirigente sono state previste alcune riduzioni della misura massima dell’ammenda, passando da 12.000 € agli attuali 6.400 €, e dell’arresto, portandolo a sei mesi invece di otto. Anche la sanzione amministrativa più grave ha subìto una drastica diminuzione, i precedenti 18.000 € sono ora 2.000 €.

Per il medico competente, la pena dell’arresto non ha subìto variazioni, prevedendo un massimo di 1 o 2 mesi a seconda della gravità, mentre per l’ammenda, la nuova normativa prevede delle cifre che variano da 200 a 1.200 €.

Il comportamento che si intende punire con queste sanzioni è individuabile nella mancata determinazione preventiva della presenza di eventuali agenti chimici dannosi sul luogo di lavoro ed i relativi rischi per i lavoratori che operano in quelle aree.

Il datore di lavoro è tenuto a garantire la diminuzione o la riduzione al minimo dei rischi, attraverso l’adozione di misure specifiche che tengono in considerazione la progettazione e l’organizzazione dei sistemi di lavorazione. Egli è inoltre colui che deve occuparsi della fornitura delle attrezzature idonee per il lavoro specifico e delle relative procedure di manutenzione (art. 224 D.Lgs. 81/2008).

Tra i sistemi di prevenzione che devono essere predisposti dal datore di lavoro, rientrano anche la valutazione del numero di lavoratori che sono esposti o che potrebbero esserlo e la riduzione della durata e dell’intensità di esposizione ai fattori di rischio.

Anche l’adozione di misure igieniche opportune, l’utilizzo degli agenti chimici in quantitativi necessari al lavoro da compiere e i metodi di lavoro adatti, costituiscono delle scelte che possono generare l’assunzione da parte del datore di lavoro di gravose responsabilità, dalle quali può derivare anche l’applicazione delle sanzioni previste per i casi di inosservanza di queste regole.

La legge prevede che le sanzioni siano la conseguenza di inosservanze o di disposizioni che si riferiscono a ben determinate sostanze pericolose: – per gli agenti chimici:

  • eliminazione o riduzione del rischio in seguito ad esposizione;
  • mancata previsione delle procedure di intervento a seguito di incidenti o di danni causati dall’utilizzo di agenti chimici;
  • mancato ottenimento dell’autorizzazione ministeriale per lo svolgimento delle attività in deroga;
  • inadempimento della revisione della valutazione dei rischi e delle misure di prevenzione in seguito alla segnalazione del medico competente sulla base delle analisi condotte sui lavoratori esposti a queste sostanze.

– per gli agenti cancerogeni e mutageni:

  • mancata sostituzione dell’agente cancerogeno o mutageno sul luogo di lavoro, con una sostanza meno pericolosa;
  • mancata adozione delle misure di prevenzione previste dalla valutazione dei rischi;
  • inosservanza delle norme che impongono l’obbligo di attrezzare gli ambienti lavorativi con servizi igienici, indumenti appositi e dispositivi di protezione individuale;
  • insufficiente formazione prestata ai lavoratori.

– per l’esposizione all’amianto:

  • mancata presentazione della notifica dell’esposizione dei lavoratori all’amianto per eseguire le mansioni lavorative;
  • mancata adozione delle misure preventive e protettive poste a tutela dei lavoratori che rischiano di inalare le polveri rilasciate dall’amianto;
  • mancato accertamento periodico della concentrazione di fibre di amianto negli ambienti lavorativi;
  • mancata riduzione dei valori limite di esposizione all’amianto.

Infine, l’art. 125 del D.Lgs. 106/2009 ha abrogato la disposizione che prevedeva delle sanzioni per i lavoratori, le quali erano state elaborate per punire i lavoratori che non adottavano tutte le misure preventive, previste con l’intento di responsabilizzare anche queste figure alla tutela della propria salute e sicurezza.

 

Sostanze pericolose nei luoghi di lavoro

I rischi ai quali sono sottoposti i lavoratori possono derivare anche dagli agenti chimici presenti nei luoghi in cui viene svolto il lavoro.

La legge 626/1994 aveva già trattato la materia, ma con il D.Lgs 81/2008 è stata prestata maggiore attenzione alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori che esercitano un’attività lavorativa che comporti la presenza di agenti chimici.

L’art. 222 del decreto dà una definizione degli agenti chimici:

  • tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato.
  • agenti chimici pericolosi:

a) le sostanze ritenute pericolose ai sensi del D. Lgs. n° 52 del 3 febbraio 1997, compresi gli agenti considerati da questo decreto come sostanze pericolose, ma con esclusione delle sostanze pericolose solo per l’ambiente;
b) i preparati pericolosi ai sensi del D. Lgs. n° 65 del 14 marzo 2003 e gli agenti chimici che in base a questa normativa sono ritenuti preparati pericolosi, con esclusione dei preparati pericolosi solo per l’ambiente;
c) gli agenti chimici non idonei ad essere considerati pericolosi dalle lettere a) e b), ma che possono costituire un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro proprietà chimico-fisiche, chimiche o tossicologiche e del modo in cui sono utilizzati o presenti sul luogo di lavoro, compresi gli agenti chimici cui è stato assegnato un valore limite di esposizione professionale;

Viene inoltre definita attività che comporta la presenza di agenti chimici: ogni attività lavorativa in cui sono utilizzati agenti chimici in ogni tipo di procedimento, inclusi la produzione, la manipolazione, l’immagazzinamento, il trasporto o l’eliminazione e il trattamento dei rifiuti, o che risultino da tale attività lavorativa.

Quando il datore di lavoro effettua la valutazione dei rischi, deve in primo luogo determinare in via preliminare l’eventuale presenza di agenti chimici pericolosi presenti nella propria azienda e deve stabilire quali sono i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratoridovuti a suddetti agenti, considerando soprattutto:

  • le proprietà pericolose;
  • i dati relativi alla salute e sicurezza ricevuti tramite il responsabile dell’immissione sul mercato, insieme alla relativa scheda di sicurezza;
  • il livello, il modo e la durata dell’esposizione;
  • le modalità con cui i lavoratori svolgono il proprio lavoro negli ambienti in cui sono presenti gli agenti chimici, considerando la quantità delle sostanze e dei preparati che li contengono o che li possono produrre;
  • i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici;
  • i risultati ottenuti o che si otterranno tramite l’applicazione delle misure preventive e protettive;
  • le eventuali decisioni prese dalla sorveglianza sanitaria.

All’interno della valutazione dei rischi il datore di lavoro deve altresì illustrare quali misure poste a tutela del lavoratore sono state adottate, oltre alla manutenzione e alla pulizia, al fine di preservare i dipendenti da una probabile eccessiva esposizione o da altri effetti dannosi per la salute e la sicurezza, che possono verificarsi nonostante l’adozione delle misure tecniche disponibili.

Questo documento deve essere aggiornato periodicamente dal datore di lavoro o al verificarsi di circostanze che richiedano una revisione della stessa, oppure quando la sorveglianza sanitaria accerti l’insorgenza di qualche anomalia che potrebbe nuocere ai lavoratori.

Le misure di protezione e prevenzione che il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare in caso di rischi accertati e rilevanti, devono essere indirizzate all’eliminazione o alla riduzione dei pericoli, attraverso la sostituzione con altri agenti o processi che risultino totalmente innocui o minimamente dannosi per la salute dei lavoratori.

Infine, incombe sempre sul datore, la responsabilità di fornire gli strumenti e i mezzi di lavoro adeguati, e di fare utilizzare i dispositivi di protezione individuale e collettiva predisponendo ed organizzando dei piani formativi per i lavoratori, attraverso i quali imparare ad utilizzare tutti questi apparati, in special modo durante l’effettuazione delle procedure di intervento in caso di pericolo e necessità.

 

 

Top